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Autori: Subjekti: Parigi: «Berlino sbaglia politica»
Eni_P

Postuar mė 12-12-2002 nė 13:41 Edit Post Reply With Quote
Parigi: «Berlino sbaglia politica»

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PARIGI - Le relazioni privilegiate tra Francia e Germania hanno incassato un colpo. Il premier francese Jean­Pierre Raffarin è infatti sceso in campo attaccando frontalmente la politica economica tedesca, definendola «abbastanza brutale», in quanto «rischia di rendere fragile l'insieme della crescita europea». «I nostri amici tedeschi - ha aggiunto il premier - stanno stringendo la cinghia un po' dappertutto. Non credo però che questo metodo brutale sia per forza efficace». Parole dure, anche se a Matignon un portavoce del premier ha tentato ieri di gettare acqua sul fuoco, minimizzando la portata dell'intervento e dichiarando che non si tratta di un attacco, ma di una semplice constatazione. La dichiarazione, secondo alcuni osservatori, però potrebbe essere letta come un messaggio interno per ribadire che mai e poi mai il suo Governo adotterà una politica di rigore come quella varata da Alain Juppé nel 1995. Sarà, ma quella che il premier francese ha fatto sentire ieri è una novità o quanto meno una voce stonata in un coro di consensi. Una prima in assoluto che denota, al di là dei sorrisi e delle strette di mano di facciata, una certa tensione tra Parigi e Berlino sulle decisioni di politica economica a sostegno delle rispettive economie, ma soprattutto dell'Europa. Ci si domanda, dunque, se in occasione dei prossimi incontri bilaterali Jacques Chirac e Gerhard Schröder continueranno ad andare a braccetto. Con il suo intervento, Raffarin ha voluto infatti criticare l'improvviso cambio di direzione della politica economica tedesca nel segno dell'austerità, decisa dal Cancelliere all'indomani della sua rielezione, che si è tradotto in un sensibile aumento delle imposte e in una forte restrizione di bilancio affinché i conti pubblici possano rientrare già dal 2003 dentro l'alveo del 3% di deficit. Una politica, quella tedesca, che secondo il premier francese rischia di "gelare" i timidi segnali di ripresa che si stanno profilando all'orizzonte e che è diametralmente opposta e in contrasto con quella di Parigi, che è invece di tipo espansionista e privilegia il sostegno dei consumi, quale principale motore della crescita economica, lasciando per il momento correre il deficit. Si tratta di due diverse interpretazioni dello stesso problema che ha come principali obiettivi quello del rilancio dell'economia e del riequilibrio dei conti pubblici nel più breve tempo possibile. Per il momento la Francia è sembrata "cavarsela" meglio della Germania, anche se la corsa non è impostata sul breve periodo, ma sul medio­lungo termine e quindi anche, sulle capacità di avviare quelle riforme di carattere strutturale che sono alla base di un Paese competitivo. Fatto sta che se si guarda alle più recenti statistiche, la Germania è al limite della recessione, mentre la Francia continua a crescere. Modestamente, ma cresce. Grazie a una politica che ha puntato sulla riduzione delle imposte sui redditi, ma anche su quelle che pesano sulle imprese, in modo da adeguarle nel giro del prossimo quinquennio alla media europea. Gli effetti di questi interventi hanno così permesso di stimolare la domanda interna e di ridare al sistema produttivo l'ossigeno necessario per riprendere gli investimenti. È chiaro che la Francia non è affatto al di fuori del tunnel, ma è sicuramente una "barca" messa nelle condizioni di poter sfruttare al meglio anche la minima brezza. In questa ottica il Governo ha agito oltre che sotto l'aspetto fiscale, anche sotto quello sociale, ammorbidendo la legge sulle 35 ore lavorative settimanali e quella che rendeva i licenziamenti più difficili. Il premier ha dunque traghettato la Francia dalla politica dirigista della sinistra a quella liberista del centro­destra basata sul dialogo e sul consenso, in modo da rilanciare più facilmente l'economia e da poter affrontare l'anno prossimo la difficile stagione delle grandi riforme strutturali. Difficile dire quali saranno i risultati concreti del prossimo anno. Raffarin ha infatti ammesso che l'ipotesi di crescita del 2,5% fissata dal Governo appare un po' troppo ambiziosa. Ma non può nemmeno essere di molto inferiore se la Francia intende contenere il deficit al 2,6%, creare nuova occupazione e varare le riforme promesse. MICHELE CALCATERRA

©il Sole 24 ore

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burimuji

Postuar mė 18-1-2005 nė 13:50 Edit Post Reply With Quote
Germany: Strategizing for a New World Order
Stratfor Geopolitical Diary: Tuesday, Jan. 11, 2005
January 10, 2005 2154 GMT

Summary

Unconstrained by EU foreign policy and ready to break out of the Franco-German alliance, Germany appears to be charting its own foreign policy course in a bid to capture some geopolitical clout. Berlin's contributions to the tsunami relief efforts, as well as its overtures toward Russia, are all part of a master plan which, if successful, will result in a permanent seat on the U.N. Security Council -- and a shot at becoming one of the major players should a multipolar international system arise.

Analysis

Germany is steadily drifting toward developing its own foreign policy, separate from that of the European Union and especially from France. Making the drift especially easy are the EU's failure to institute an official foreign policy mechanism and the discord between EU member states.

For years Germany has operated as part of a "Franco-German alliance" that teamed up to dominate the European Union politically and economically. The alliance, however, largely has fallen apart, leaving Berlin free to pursue its own interests -- and chief among them is a permanent seat on the U.N. Security Council. Germany also is hoping to shore up its position in hopes of becoming a heavyweight in the event the U.S.-dominated international system becomes multipolar.

Germany -- and France -- no doubt are frustrated with the state of the Union, which they helped engineer with the vision of a unified, federalist Europe (dominated by Berlin and Paris, naturally). Instead, the Union is divided, with France and Germany on one side and all other member states on the other. On the issue of foreign policy, that division is especially pronounced.

The U.S. invasion of Iraq in 2003 exposed the cracks in the EU. France and Germany staunchly opposed any involvement, but other EU members -- most notably Britain, Italy and Poland -- contributed troops and other aid to the effort. Several EU states since have publicly said they believe their national security rests in the hands of NATO -- and by proxy, Washington. That division partially explains why the EU has yet to adopt a common foreign policy. Even the EU Constitution, not to be ratified until 2006 (if at all), explicitly calls on complete unanimity from member states in order to make decisions on foreign policy.

Unhampered by the need to get unanimous approval on its policy decisions, Germany has moved quickly to develop its own strategy. Berlin has supported Russia's breakup of oil major Yukos (and the state's consolidation of the energy sector), and German banks are opening substantial lines of credit to Russian banks. German Chancellor Gerhard Schroeder also has assured Russian President Vladimir Putin that Germany will act to contain European criticism of Putin's recentralization of Russian political and economic systems and work to improve relations between Brussels and Moscow. Germany has done all this despite the fact that several EU members -- former Soviet Union countries and satellites -- would like to contain Russian influence rather than encourage it.

Big German contributions to tsunami relief efforts also are part of a plan to attain status as an international player. Schroeder pledged more than 500 million euros ($688 million) to aid tsunami-stricken countries, and on Jan. 10 offered to develop a tsunami warning system for the Indian Ocean, where some 60 Germans are confirmed dead and 720 still are missing. Proving its value on the international scene could go a long way toward securing Germany the permanent seat on the U.N. Security Council for which it has been campaigning.

For some time, France has been trumpeting the need for a multipolar international system, and it appears Germany is ramping up its profile -- and strategizing -- in hopes of such a shift. For more than a decade, the United States has been the lord of a unipolar world, and several other countries -- including Iran and China -- would like to change that.

Germany's pursuit of its own foreign policy scheme will have two effects. First, the Franco-German alliance will be completely severed, and Paris and Berlin could even find themselves competing for influence in Europe and beyond. In the short run, France is unlikely to view Germany as a serious threat, but if their interests begin colliding, it is not unimaginable that Paris could take an antagonistic position toward its neighbor. Second, if other countries begin to strike out on their own, it will further unravel the tenuous bonds holding them together -- and hasten the EU's demise as a political union.

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