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Autori: Subjekti: La destra riscopra se stessa
Anton Ashta

Postuar mė 13-9-2003 nė 09:12 Edit Post Reply With Quote
La destra riscopra se stessa

La destra riscopra se stessa.



Massimo Cacciari è, e resta sempre, un grande confronto umano, filosofico e politico. Da tempo, il Professore di Venezia è in dialogo con la destra e con i suoi esponenti non conformisti. Con lui abbiamo parlato della destra al governo e degli attuali scenari del suo pensiero ed azione.

Cacciari, come vede la destra al governo?
"La destra ha problemi di fondo. Ha sempre avuto una forte ispirazione sociale. La sua storia è quella. La vedo in uno stato di grande sofferenza perché sta con la Lega, che contraddice a 360° tutta la storia della destra italiana, ma sta anche col liberismo berlusconiano, la cui destra non ha niente a che vedere con la vocazione di Alleanza nazionale. Non vedo come possa uscirne. Lasciare il governo sarebbe la fine, ma quale compromesso può fare con Bossi e Tremonti? Mi sfugge completamente. Apprezzo però gli sforzi fatti da Fini in questi anni. Al momento non ce l'ha fatta. Mi chiedo se ce la potrà fare. Bossi non è un incidente di percorso e la Lega è superindividualistica. Il problema è la destra berlusconiana. Tra la destra di Fini e quella di Berlusconi non ci può essere legame".

Ricordo un suo testo, Duemila e uno. Politica e futuro. Sono trascorsi due anni da quel colloquio con Gianfranco Bettin. Si sosteneva come la transizione italiana dovesse finire e la sinistra e il centro-sinistra fossero alle prese con le sfide più importanti della loro storia. Perdere equivaleva a smobilitare. Qual è oggi il Suo giudizio?
"Alcuni dei dubbi di allora sono ancora sul tappeto. Non è emersa una chiara fisionomia né di un futuro centrosinistra né di un futuro centro-destra. I Poli sono aggregazioni occasionali e contingenti. Si assiste oggi al fenomeno di un solo uomo che impone la sua supremazia. Intendo dire che la necessità di una caratterizzazione culturale e strategica dei due Poli non è avvenuta. Da un punto di vista di cronaca politica, le difficoltà per la destra stanno aumentando. Quelle della sinistra diminuiranno con il ritorno di Prodi".

Professore, Nietzsche diceva che la libertà è un errore originario. E inevitabile. Come vive la sua libertà la destra?
"La destra, per tutto il corso della sua storia, dalla rivoluzione conservatrice in poi, è sempre stata una forza antidemocratica, così come antidemocratica è stata una certa sinistra. Per due secoli, queste due componenti hanno messo in scena la più tragica delle guerre civili. La sinistra utopistica e marxista voleva la realizzazione di una totale libertà contro forme di democrazia borghese. La destra, in Europa, ha sempre posseduto un estremo realismo politico, facendo anche argine a certe forme di democrazia extraparlamentare. C'è stata una grande differenza, ma nella comune critica al moderno. Queste tradizioni sono crollate. Giusti o sbagliati, questi discorsi sono stati sconfitti totalmente. La difficoltà, complementare ed opposta, di queste due forze è ri-declinare la democrazia. Il problema è: quale democrazia è la loro? Oggi, la sinistra si appiattisce sulla democrazia liberale, la destra si appiattisce su Berlusconi. Il dato sul quale si dovrebbe riflettere è questo: come si è democratici 'nuovi'? Questo però non si sa dire né a destra, né a sinistra".

D'Alema ha nostalgia del confronto con Almirante. Lei quale dimensione vede smarrita nella destra di governo? Dovesse porre un "Cosa fai" socratico a questa parte politica, cosa direbbe?
"La destra dovrebbe riscoprire il sociale, che è carne e sangue della tradizione missina prima e di Alleanza nazionale poi. Deve affrontare in chiave realistica la democrazia attuale. Per destra e sinistra, i modelli non possono essere Berlusconi e Blair. Bisogna che la destra si inventi una sua forma di democrazia, traendo spunto dalla sua radice sociale. Allora non c'è da nutrire nostalgia. Occorre solo avere consapevolezza della sfida. Confrontiamoci su questi punti. Bisogna cioè ripercorrere la propria storia e vocazione, vederne la fine e capire che tanto la destra quanto la sinistra non possono sopravvivere appiattendosi, altrimenti l'esito è scontato: 'crepano'. Di questo destino sta soffrendo Fini e la destra. La politica oggi deve spazzare tanto il micronazionalismo della Lega quanto le utopie di Bertinotti. Perciò il 'cosa fai' socratico interroga e chiede. Inquieta a volte. Cerca di vedere la verità. Di sicuro non si accontenta, né può accontentarsi, di frasi e slogan".

Quanta cultura di destra vede tradotta nell'azione di governo?
"Assolutamente niente. A dire il vero, anche nell'Ulivo vedo ben poco di una tradizione di sinistra che diventa politica".

Insomma, si viene a patti con la propria irriducibile soggettività in una politica rappezzata di dichiarazioni, balli di gruppo e assoli sempre più stonati?
"Abbiamo un compito: porci la domanda radicale. Credo che la storia della destra sociale non possa finire appiattita in formalismi e procedure. Si devono ammainare tutte le bandiere? O si ritiene che un discorso critico dell'attuale democrazia, tutta procedurale e mediatico-demagogica, ha possibilità di esistere? Se così non fosse, se questa seconda via non fosse praticabile, ci resterebbe un'unica soluzione: iscriverci al senso comune dominante e diventarne gregari".

I temi che la destra dovrebbe portare al governo?
"Anzitutto le riforme. In secondo luogo, salvare il welfare non in chiave neo-liberista".

In alcune interviste, Lei ha apprezzato l'opera del vicepresidente del Senato, Domenico Fisichella. Perché?
"Fisichella è l'unico a destra che ha posto con altrettanta radicalità questo tipo di domande. E' stato chiaro, svolge bene il ruolo di intellettuale, ma lo vedo disperato sulle soluzioni".

Facciamo una riflessione di lungo periodo...
"Almeno per sei mesi non ci sarà possibilità di verifiche. Mi auguro, per l'immagine dell'Italia, che nel semestre di presidenza dell'Unione europea non ci siano crisi. Poi si aprirà il confronto delle elezioni europee, col proporzionale dominante. Sarà l'occasione di Fini per andare al merito della cultura berlusconiana. Tutto in Italia si drammatizzerà dopo le europee. Si vedrà allora se esiste un collante per il potere o se si andrà alle elezioni anticipate. Su questo punto, ci vediamo tra un anno".

La Politica della destra resta sempre "indaganda", cioè fatta di mente e di cuore?
"Sì. La politica la fai se hai dei fini e questi sono prodotti anche dagli impulsi, come diceva Aristotele".

Un'ultima domanda. Dove abita, secondo Cacciari, il "Nomos" della destra oggi?
"La destra europea ha una grande tradizione di realismo politico. Dovrebbero ritornare le lezioni di autori come Carl Schmitt, Ernst Jünger. Sulle riforme istituzionali si ascolti Fisichella. Si dia voce ad una globalizzazione letta in chiave non imperialistica, come propone la destra francese di Alain de Benoist e come in Italia sostiene Marco Tarchi. Se la destra non recupera il pensiero che le è proprio, vederla fa miseria".


a cura di Gerardo Picardo




Massimo Cacciari

http://www.chartaminuta.it/jsp/kportal.jsp?CON=../jsp/articoli_corpo.jsp&NUMERO=56&ARTICOLO=2





Por sot, Shqypni, pa m´thuej si je?

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